NEL MIO SPAZIO SI INTRECCIANO TANTI MONDI

NEL MIO SPAZIO SI INTRECCIANO TANTI MONDI
18 Aprile 2015 redazione

Oggi a Educa con due esercizi apparentemente semplici, un foglio bianco e una matita, Angela Alaimo, ricercatrice  dell’AIIG, l’Associazione Italiana Insegnanti di Geografia e del Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Trento è riuscita a far emergere diversi elementi per mostrare quali siano i procedimenti adottati dalla mente nel rappresentare lo spazio che definisce la quotidianità di ognuno. Il primo esercizio proposto ai partecipanti prevedeva di disegnare il tragitto compiuto fino a Corso Bettini, mentre il secondo di disegnare la propria città.

“Quando dobbiamo rappresentare uno spazio, nella nostra mente scattano una serie di selezioni. Rappresentiamo una scelta, che racconta di noi”, ha spiegato Angela Alaimo. E poiché è difficile riuscire ad inserire tutto in uno spazio occorre porsi dei limiti, circoscrivere, scegliendo i riferimenti più significativi che ciascuno seleziona a modo suo. Per qualcuno può essere una tabaccheria, per un altro un semaforo piuttosto che una libreria. Il primo a parlare di questa necessità, insita nell’uomo, di circoscrivere il proprio spazio è stato l’architetto e urbanista Kevin Lynch negli anni ’60, dando così un input a temi che la geografia percettiva avrebbe affrontato negli anni a seguire.

La visione e la rappresentazione dello spazio è poi talmente influenzata dall’esperienza soggettiva, che ogni persona tende a considerare soltanto la propria costruzione mentale. “Lo spazio è però un intreccio di corpi che si incontrano, si scontrano e non possono prescindere l’uno dall’altro se vogliono farsi capire”, ha affermato Angela Alaimo. La sfida di oggi è quella di dare dignità alle diverse rappresentazioni dello spazio e farle dialogare fra loro. Un compito difficile, che la diffusione della tecnologia sembra rallentare. “La tecnologia chiude nell’individualismo e le nuove generazioni hanno perso lacapacità di orientarsi nello spazio. Il cyberspazio però ha il vantaggio di permettere di essere in più posti contemporaneamente. Le nuove generazioni devono partire da questa pluralità e far interagire i propri spazi.”