L’ho visto su Facebook: l’informazione durante la prima guerra social

L’ho visto su Facebook: l’informazione durante la prima guerra social
6 Maggio 2022 redazione

Dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina i social network sono stati inondati di video e foto da entrambe le parti e sono diventati il campo di battaglia internazionale riproponendo così in modo violento il tema dei rischi e delle opportunità dell’informazione veicolata tramite social network. Se ne è parlato oggi a Educa Immagine, grazie a un pool di giornalisti.

 

Un finto bombardamento, immagini riprese da un videogioco, rilanciate dai social anche da alcune testate giornalistiche ha inaugurato la narrazione del conflitto russo-ucraino» con queste parole e queste immagini Valerio Cataldi, giornalista Rai e presidente della Carta di Roma ha introdotto l’incontro “L’ho visto su Facebook: l’informazione durante la prima guerra social” che si è svolto oggi a Rovereto durante Educa Immagine, il festival dell’educazione all’audiovisivo.

E in effetti i social network sono stati e sono molto importanti in questo conflitto.

Alice Scaglioni del Corriere delle Sera ha parlato di Valeria Shashenok, fotografa ucraina che ha utilizzato TikTok per raccontare la guerra tra i più giovani. La fotografa ha raccontato come la sua vita sia stata travolta dalla guerra e come il social “dei balletti” sia stato un mezzo naturale per raccontare anche questo: i bombardamenti, l’approvvigionamento di cibo e beni di prima necessità, la vita nei bunker e la fuga.

«L’influenza dei tiktoker sulla fascia più giovane della popolazione – ha spiegato Viola Stefanello che collabora con testate nazionali e internazionali – è stato riconosciuto anche dai leader mondiali: Biden li ha convocati alla Casa Bianca proprio all’inizio del conflitto. Putin ha fatto oscurare il social in Russia». Un mezzo di comunicazione in grado di raggiungere una parte di popolazione che semplicemente non usa i media tradizionali per informarsi. Una cosa che accade però è che sui social, in special modo su TikTok – ha spiegato – le persone utilizzano o riutilizzano immagine “vecchie” o video decontestualizzati con suoni ripresi da altre situazioni e li rilancino creando spesso senza rendersene conto fake.  Contenuti di disinformazione che, talvolta, sono ripresi dai media tradizionali che non fanno correttamente fact checking.

Una fabbrica di falsi che fa molto comodo a chi vuole creare confusione mettendo in discussione la verità di tutti i contenuti.

«Nel mondo dei social accade spesso che chi diffonde notizie false lo faccia inconsapevolmente: facendo così disinformazione – ha aggiunto Giovanni Zagni direttore dei progetti di fact checking Pagella Politica e Facta.news -. Capita poi che contenuti creati da pagine satiriche diventano contenuti di disinformazione e poi ci sono le manipolazioni di foto e video creati ad arte».

Quindi quali sono i consigli per difendersi da fake news e disinformazione?

Secondo i giornalisti ospiti di Educa Immagine, non c’è un modo facile. Occorre cercare fonti attendibili, e incrociarle. Spesso basta però fare una ricerca in rete o, ad esempio su Tik Tok, cliccare sull’icona dell’audio per scoprire che questo è stato riutilizzato in decine di video differenti. Fare formazione a adulti e ragazzi.

L’incontro chiude la prima giornata di Educa Immagine che si è aperta stamattina con gli appuntamenti dedicati alle scuole: proiezioni seguite da laboratori curati dal Lanterne Magiche – Fondazione Sistema Toscana, per gli studenti, di alfabetizzazione e analisi del linguaggio cinematografico e su come si produce un film di animazione. Nel pomeriggio si sono tenuti anche il laboratorio per docenti ed educatori “Educazione all’immagine: dal cinema a Tik Tok” per comprendere quali sono gli elementi formativi e didattici fondamentali di questa disciplina attraverso una rassegna ragionata dei diversi format e il panel per tutti “Educare all’immagine: quali prospettive per l’Italia?” (visibile online sul Canale YouTube di EDUCA) dedicato alle opportunità offerte alle scuole e non solo, dalle politiche nazionali per sostenerne lo sviluppo.

Educa Immagine è nata nell’alveo di EDUCA e del Piano cinema per la scuola di MiC e MI, Educa Immagine. Il programma – frutto dell’intenso lavoro della Trentino Film Commission che ha la direzione artistica del Festival, insieme a Consolida che lo organizza – propone proiezioni e laboratori e incontri con esperti nazionali: registi, critici cinematografici, fotografi, animatori, produttori, giornalisti e sceneggiatori. Gli appuntamenti sono dedicati bambini, ragazzi e giovani, ma anche a docenti, educatori, genitori e alla comunità tutta. Oltre alla collaborazione dei partner di EDUCA e al sostegno della Cassa Rurale di AltoGarda e Rovereto, Educa Immagine conta in questa edizione su nuovi e importanti media partner: Rai Cultura, Mymovies.it e Dire Giovani.

 

Domani sabato 7 maggio c’è il laboratorio “Cittadinanza digitale” previsto nel curricolo di educazione civica offre a docenti ed educatori spunti metodologici, strumenti e risorse con un focus sulla media literacy. Nel pomeriggio il focus “Professione reporter: la fotografia ai tempi del web”  con la giornalista e photo-consultant Irene Alison e Marco Cattaneo direttore di National Geographic italia e Le Scienze che, moderati dal critico cinematografico Enrico Magrelli. Serata a Teatro Zandonai per parlare di serie tv con il magistrato e scrittore Giancarlo De Cataldo autore di Romanzo criminale, Suburra e di molti altri libri divenuti best-seller, e la sceneggiatrice Barbara Petronio una delle prime e più note showrunner italiane.

Si continua a parlare di TV anche domenica a Palazzo Fedrigotti con “TV: istruzioni per l’uso” e il laboratorio per bambini dove apprendere alcuni elementi di base del linguaggio audiovisivo.

 

Gli incontri sono gratuiti, è meglio iscriversi sul sito www.educaimmagine.it.

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