CITTÀ VIVE: EDUCARE AL CAMBIAMENTO

CITTÀ VIVE: EDUCARE AL CAMBIAMENTO
18 Aprile 2015 redazione

Le città possono diventare luoghi capaci di alimentare il desiderio e contenere i conflitti? Questo l’interrogativo a cui hanno cercato di dare risposta Paolo Verri (collegato via Skype), Mariagrazia Pellerino e Luciano Malfer, che si sono confrontati sul tema “Città vive e vivibili, tra cultura ed educazione” nell’Aula Magna del Palazzo dell’Istruzione. Corresponsabilità e sussidiarietà – è stato detto nell’introduzione all’incontro – possono diventare la chiave del futuro, soprattutto in una fase storica di crisi come quella che stiamo attraversando.

E’ toccato a Mariagrazia Pellerino, assessora alle Politiche educative del Comune di Torino, ripercorrere anzitutto la storia della rete delle “città educative” nel mondo, per poi porsi una domanda fondamentale: “Che cos’è la città, oggi”? Una domanda che ha cominciato a imporsi nell’era della globalizzazione, perché proprio la città è portatrice di diversità in una cornice generale che tende all’omologazione. “La città è una sorta di ecosistema educativo” ha risposto l’assessora Pellerino. “Si tratta di creare le condizioni ottimali perché lo sia davvero. Il rischio, esattamente come per gli ecosistemi, è quello dell’eutrofizzazione”.
Mariagrazia Pellerino ha poi posto l’accento sul concetto di “reti”, oggi molto diffuso ed entrato ormai nell’immaginario collettivo. “Noi preferiamo però parlare di filiera, perché è fatta di passaggi, di connessioni fra un segmento e l’altro: pensiamo ad esempio alla filiera educativa”.
In questo quadro generale, desiderio è consapevolezza di sé, che a sua volta è creata dalla conoscenza. Un desiderio non narcisistico, ma che è ricerca rigenerativa. Ma anche il conflitto ha a che fare con la conoscenza, che infatti mobilita consapevolezza e riconoscimento dell’altro.
Certo, sempre più spesso le amministrazioni pubbliche oggi scarseggiano di risorse. Dove trovarne di nuove? Proprio in quelle filiere di cui è composto il sistema-città. Solo questo può aumentare l’accessibilità alla conoscenza. Educare alla disponibilità al cambiamento, ecco allora il concetto-chiave per una politica educativa.
“Qual è oggi il modello di welfare?” si è chiesto Luciano Malfer, dirigente provinciale dell’Agenzia per la Famiglia della Provincia Autonoma di Trento. “E’ un modello fortemente sbilanciato sugli anziani. Riprendo quello che si diceva prima: occorre educare al cambiamento, anche se cambiare incontra inevitabilmente forti resistenze”. Malfer ha parlato allora di nuovi modelli di welfare, in alternativa a quello tradizionale: familiare, aziendale, fino a arrivare al welfare di comunità, in cui ciascuno può fare una parte assieme agli altri. “In Trentino questo percorso ha portato alla definizione dei Distretti Sociali, che genera capitale relazionale e poi anche economico, e in particolare dei Distretti Famiglia”. Ha chiuso l’incontro in collegamento video Paolo Verri, direttore del Comitato Matera, che sarà capitale europea della cultura nel 2019. “Più della metà della popolazione mondiale abita nelle città, ma le realtà urbane sono in profonda e rapida trasformazione. Ecco perché il riconoscimento di capitale europea della cultura è assegnato non alle città “belle”, ma a quelle che hanno saputo mettere in atto quelle best practice che si inseriscono in un modello generale post-fordista. A Matera ad esempio – ha proseguito Verri – siamo partiti da un nuovo racconto della sua storia, considerata una delle prime tre città più antiche al mondo. Guardiamo al nostro passato remoto per guardare al futuro. Gli amministratori pubblici devono avere la responsabilità di lavorare non per l’eterno presente in cui crediamo di essere inseriti, ma per un orizzonte temporale di cinque, dieci, quindici anni. Dobbiamo darci tempo”. Guardare dunque al lungo periodo. E qui Verri ha lanciato alcune provocazioni: “A Matera non lavoriamo tanto per l’accoglienza, quanto piuttosto per la condivisione. Al visitatore è chiesto: in che modo puoi contribuire con noi a cambiare questa città?”. Tra i partecipanti del seminario anche Mariano Failoni, presidente di Con.Solida, e Stefano Granata, presidente di CGM, i quali hanno condiviso le riflessioni proposte dai relatori rispetto alla responsabilità “educativa” di chi ha una funzione pubblica; le nuove strade per agire queste responsabilità vanno cercate insieme a tutti gli attori della comunità, e la cooperazione sociale può e deve fare la sua parte.