BALIANI: SULLE “TRACCE” DELL’OCCIDENTE

BALIANI: SULLE “TRACCE” DELL’OCCIDENTE
18 Aprile 2015 redazione

“Bambini che guardano con stupore le stelle, è lo scopo e la conclusione”. Queste le parole – tratte dal poeta inglese Dylan Thomas – che hanno dato il via al monologo di Marco Baliani, che egli stesso ha definito una narrazione fantasiosa e coinvolgente.
“Nominare il mondo attraverso le parole, combinando suoni e significati, consente di possedere ciò che c’è intorno a noi. Il miracolo della parola è che quel che dico, all’improvviso, c’è”. L’Occidente come cultura nata sulla scrittura e “sull’alfabeto, sigillo di un silenzio che non tace, perché appena lo guardi, se sai leggere, ti parla”.
Ma della cultura orale c’è qualcosa che l’uomo occidentale, per Baliani, ha perso: “non diamo più un’anima alle cose. Non preghiamo, non chiediamo più il permesso per muovere un sasso, trasformiamo il mondo. E in questo modo gli abbiamo fatto perdere parte della sua magia. Siamo lontani dal mondo primordiale in cui, da bambini, ci chiedevamo se anche un albero si gusti la propria ombra”.
Eppure, ha detto Baliani, è proprio dalla potenza di quell’oralità che noi veniamo. “Parlar di spiriti, desiderio e natura ha ancora sostanza nelle fiabe, dove la magia è possibile. Esse non sono solo un modo per educare i bambini. Sono state pensate anche per gli adulti, per rendere il mondo meno terribile. Ci insegnano a non credere troppo a ciò che vediamo”. L’incredulità delle fiabe anche come radice della nostra capacità di critica, del diffidare: “al giorno d’oggi, sarebbe un’educazione perfetta”.
Nello sviluppo della trama di una fiaba, nell’incoscienza con cui ci si lascia coinvolgere, si è se stessi, secondo Bailani. “Perché non educhiamo allo stupore delle fiabe? – si è chiesto – Perché non educhiamo all’irrazionale, all’assurdo, all’ignoto, all’imponderabile e all’indicibile che la vita ci riserverà? Le fiabe dicono questo di noi. Sono pozzi di misteri, cose da conoscere e sapere”. Un grande maestro per Baliani sa “sedurre”, nel senso di “sviare”:“educare” significa “portar via da”, e “i maestri ci sanno proprio sviare e condurre altrove, dove altrimenti non andremmo. Per questo educare è molto più che insegnare una materia”.
Netta la critica all’Occidente e al suo stile di vita: “Nemmeno i politici usano più la parola progresso, se non in campo scientifico. Sappiamo bene che, al di fuori della scienza, esso è un incubo. Forse se avessimo scritto un po’ meno e ci fossimo raccontati un po’ più fiabe non avremmo conosciuto due guerre mondiali, l’Olocausto, la minaccia nucleare”.
L’affabulazione di Baliani non conclude, ma lascia una domanda: “che cos’è la civiltà, e che cosa intendiamo quando diciamo che la nostra è grande?”