TESTIMONI, NON MAESTRI

TESTIMONI, NON MAESTRI

“I maestri ci sono anche oggi “, ha esordito così Paolo Ghezzi, giornalista, scrittore e direttore editoriale della casa editrice Il Margine, introducendo stamattina a EDUCA il dialogo sui “Maestri di vita e umanità” tra il filosofo Don Marcello Farina, autore del libro Da tutti si può imparare, maestre e maestri della mia vita, e il pedagogista Piergiorgio Reggio, che ha recentemente pubblicato il volume Lo schiaffo di Don Milani. Il mito educativo di Barbiana. “Occorre – ha precisato però Ghezzi – trovarli e riconoscerli ed ammettere che da tutti possiamo imparare, anche da chi proviene da mondi e culture diverse dalla nostra, cosa vera, oggi più che mai”.
“Possiamo imparare anche da chi ha più dubbi di noi” ha affermato Piergiorgio Reggio. Per poter imparare da qualcuno, così come per poter essere maestri di qualcuno, secondo il pedagogista, è necessario infatti che vi sia una fondamentale asimmetria, indispensabile per creare una relazione. Questo, il nodo cruciale. Troppo spesso però i maestri, trovandosi dalla parte di chi è incaricato di trasmettere il sapere, si dimenticano dell’altro, quell’altro con cui devono relazionarsi, anche dando vita a dei conflitti, il famoso schiaffo di cui scriveva Don Milani. “La parola chiave di un maestro – ha detto Don Farina – dovrebbe essere testimone. Il testimone è infatti colui che vive in prima persona ciò che dice, lo mette in pratica, è martire, dà la vita per la sua idea”. Ora più che mai è però difficile vivere da testimoni, in un contesto in cui le relazioni fra persone, così come fra maestri e alunni, sono basate sempre più su un’asimmetria autoritaria, creatrice di ingiustizie sociali, che separa anziché unire nella relazione.
Alcuni esempi di maestri del vicino passato però, come Don Milani, John Henry Newman, Hannah Arendt e tanti altri, raccolti nei volumi di Piergiorgio Reggio e Marcello Farina, possono suggerire delle vie da seguire, per ridare “potere alla coscienza, dopo aver dato per tanti secoli coscienza al potere”, come diceva Don Primo Mazzolari. L’esempio di persone che non si sono accontentate di adattarsi comodamente al proprio tempo segnato dai dogmatismi, anche cattolici, ma hanno provato in prima persona a rivoluzionarlo dall’interno, concentrandosi sulla centralità di chi impara, piuttosto che di chi insegna, va ascoltato ed accolto, riadattandolo al giorno d’oggi. Solo così si riuscirà a ricreare una relazione di sana asimmetria, dove abbattere le frontiere tra la scuola e la vita ed educare a costruire giustizia.