SCIENZA E RELIGIONE, DAL CONFLITTO AL DIALOGO

SCIENZA E RELIGIONE, DAL CONFLITTO AL DIALOGO

Da una parte il mondo della caccia al diverso, della contrapposizione pregiudiziale all’altro da sé. Dall’altra il mondo plurale, impostato sull’assunto che l’uomo è tale innanzitutto se si interroga. Fra questi due estremi oscilla il rapporto con la scienza e con la religione, più spesso cause di conflitti che di dialogo. Ne hanno discusso, in un affollato Teatro Rosmini, Giulio Giorello, il filosofo della scienza dell’Università di Milano e Vito Mancuso, teologo dell’Università di Padova, dialogando con il giornalista Riccardo Bonacina.

“Oggi viviamo l’epoca della morte del desiderio?”, ha chiesto Bonacina ai due ospiti. “Non credo, perché questo sarebbe la fine dell’uomo” ha risposto Vito Mancuso. “Siamo esseri inquieti, ed è questa la dimensione basica dell’uomo. Il corpo è un continuo desiderio, così come la psiche. Noi desideriamo emozioni, su questo si basa tra l’altro la contemporaneità, l’industria della fiction. Il nostro tempo è caratterizzato semmai dalla povertà di spirito, che è la terza dimensione di ogni essere umano, dopo il corpo e la psiche. E lo spirito è libertà. Spirito uguale “religio”, nel senso etimologico di desiderio di ritrovare una casa. Tutto questo è capace di generare bellezza e armonia”. C’è forse in atto una rinascita più grande, ha spiegato ancora Mancuso, una corsa verso una religiosità di tipo cosmico, più comprensivo di tutto, che non nega la religiosità storica, ma la compie. E c’è, soprattutto in Occidente, una tensione che supera il vecchio rapporto fra potere e religione, che lo considera non più ammissibile.
Anche Giulio Giorello, in risposta alla domanda iniziale di Bonacina, ha affermato che non si possa parlare oggi della morte del desiderio. Il desiderio è la tensione a vivere e a vivere meglio. Ed è desiderio anche la scienza, ha spiegato Giorello citando Galileo Galilei. “Ci sono due cliché da respingere: che la ragione domini il desiderio (Cartesio) e che a dominarci siano i desideri (Freud). Spinoza diceva invece che con la fiaccola della nostra ragione possiamo bruciare la stoppia delle nostre passioni”. “Le religioni sono causa di conflitto?”, ha chiesto poi Bonacina. Secondo Giorello si può parlare oggi di “fascismo religioso”, una forma cioè di totalitarismo generato da fondamentalismo religioso, non solo riferendosi al facile esempio dell’Islam, ma anche a forme più subdole e meno evidenti di forzature di potere e di comportamento individuale nel nome della fede. Ma in questo modo le religioni vengono esse stesse schiavizzate dal potere. “Liberiamo Dio da chi lo vuole asservire a queste tensioni distruttive” è dunque l’appello di Giorello, che aggiunge: “Da uomo senza nessuna chiesa esigo che vengano mantenute tutte le Chiese, perché appartengono alla nostra storia”.
La religione in Occidente non è stata all’altezza dello sviluppo della scienza, della cultura, della società. Questa la tesi espressa da Vito Mancuso, secondo cui accanto all’estromissione della religione dalla dimensione pubblica nel mondo contemporaneo c’è anche una fortissima tensione allo spirito. “Ma davvero la religione ha bisogno della dimensione pubblica?” Si è chiesto poi Mancuso. “Forse dobbiamo chiederci cosa é davvero la religione. La più bella definizione l’ha data paradossalmente, secondo me, un noto matematico: religione è ciò che facciamo della nostra solitudine, intesa come la dimensione in cui Io sono Io, in cui verifico chi sono nel profondo. Religione é educazione del singolo al raccoglimento dentro di sé, per collegare questa nostra solitudine al divino, al cosmo, al senso ultimo del mondo, all’alfa e omega e via citando le varie denominaIoni nella storia”. E dunque, ha commentato ancora Mancuso, ci si deve preoccupare semmai del contrario: del fatto che la religione oggi tende a una dimensione tutta pubblica e che non si occupa più della dimensione individuale, di quella solitudine dell’uomo che significa raccoglimento in sé. É qui che la religione deve fare il suo mestiere.
Gli interrogativi di Vito Mancuso sono stati ripresi quasi specularmente da Giorello: anche la scienza non ha saputo forse tenere il passo della contemporaneità. “Si pretende che la scienza dimostri che Dio non c’è, ma questa è una posizione sbagliata. La scienza non è un sostituto della religione, così si fa un danno enorme alla scienza stessa”.
Mancuso ha tentato poi una ricomposizione delle contraddizioni presenti nel mondo contemporaneo: la libertà di cui oggi gode l’Occidente è frutto delle sue radici storiche formatesi anche grazie alle religioni. Detto questo, però, Mancuso avverte: la libertà si è mangiata la fraternità e l’uguaglianza, per citare il famoso motto della Rivoluzione francese. “Spesso la tutela di sé impone il proprio desiderio e la propria volontà agli altri, è desiderio di potenza. Il grande sogno della sinistra è proprio quello di coniugare libertà e uguaglianza, cercando una fraternità. Il comunismo è stata l’ultima grande eresia cristiana. Oggi è rimasto solo il capitalismo”. Oggi la solidarietà, ha affermato Mancuso, ha il sapore dolciastro del buonismo, non ha forza e spessore, non c’è passione ideale. Che fare dunque? “Tornare a una filosofia della natura, dove la buona predisposizione verso gli altri ha a che fare con la dimensione profonda dello spirito”. La domanda fondamentale dunque è: perché io devo fare il bene anche quando non mi conviene? La mia libertà mi porterebbe a un desiderio di dominio sugli altri. La risposta finale di Mancuso: “Riconducendo tutto alla logica primordiale dell’armonia”.

 

A cura dell’ufficio stampa di Educa