RISCHIO UNDER 3: UN’OPPORTUNITÀ DI CRESCITA

RISCHIO UNDER 3: UN’OPPORTUNITÀ DI CRESCITA

Sin dalla più tenera età, per i piccoli, è importante potersi mettersi alla prova, misurarsi con i propri limiti, apprendere nuove abilità. Il rischio è qualcosa di socialmente e culturalmente costruito e ciò che è accettato in una cultura, e in un contesto, può non esserlo in un altro. Partendo da questo presupposto, la cooperativa La Coccinella di Cles, che gestisce 18 nidi su tutto il territorio trentino, ha elaborato per la struttura di Brentonico un progetto educativo, per la fascia 0-3 anni, dove l’elemento centrale è il rischio; rischio inteso come opportunità di crescita e sviluppo di abilità.
Nel corso del laboratorio curato da Silvana Buono, una delle pedagogiste della cooperativa, e Sheila Goller, coordinatrice interna del nido di Brentonico, sono stati mostrati dei filmati dove i bimbi si misurano con le tante possibilità offerte sia all’esterno, ossia nel giardino, sia all’interno, nell’angolo attrezzato con tronchi, mattoncini in legno e pigne. “Il rischio per un bambino piccolissimo – ha puntualizzato Buono – sono le cose di tutti i giorni, per esempio camminare su un terreno sconnesso, salire e scendere le scale o manipolare un sasso”. In queste esperienze e in questi approcci con “il rischio” il bambino non deve mai essere lasciato solo, deve sempre esserci un adulto che lo osserva; lo sguardo, a cui spesso il bambino fa riferimento, lo rassicura e lo sostiene quando ha delle incertezze.
Per l’adulto è solitamente difficile conciliare il naturale bisogno di protezione con il desiderio di non negare delle possibilità al proprio piccolo, ma limitare non è la soluzione. “Anticipare – ha affermato Buono – può significare impedire ai bambini di misurarsi, di acquisire apprendimenti e fare esperienza e questo, dal nostro punto di vista, può diventare più rischioso dell’esperienza stessa. Per abbassare la soglia di pericolosità delle situazioni e dei materiali è necessario che i bambini costruiscano “amicizia” con gli stessi, acquisiscano familiarità e sviluppino con essi relazioni di complicità. È solo conoscendo profondamente le cose e le situazioni che si può pensare di governare l’imprevedibilità pericolosa”.