NO ALLA GUERRA, PERO’ A VOLTE FORSE SERVE

NO ALLA GUERRA, PERO’ A VOLTE FORSE SERVE

Cosa pensano gli studenti trentini di pace e guerra? È l’interrogativo a cui ha provato a rispondere il Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani nella ricerca presentata durante il dialogo “Ma la Pace cos’è?” a EDUCA. Il presidente Massimiliano Pilati e la coordinatrice della progettazione Arianna Bazzanella hanno illustrato gli esiti della prima parte dell’indagine ancora in corso, realizzata dal Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università degli Studi di Trento e effettuata attraverso un lungo questionario su un campione di 1.026 studenti trentini che frequentano la quarta superiore. Obiettivo di questo lavoro, come ha dichiarato Pilati, è “capire il pensiero dei giovani del Trentino sulle tematiche di pace e guerra e più in generale sulle questioni sociali, in modo da poter poi analizzare i risultati, restituirli agli stessi studenti e al territorio per discutere infine assieme a enti, istituzioni politiche e associazioni su cosa si possa fare per migliorare gli strumenti a nostra disposizione”. Arianna Bazzanella ha evidenziato come i giovani intervistati siano dell’idea che la guerra, pur avendo talvolta avuto effetti positivi nel corso della storia, sia da contrastare soprattutto con la diplomazia e la disponibilità al compromesso. Significativo, per l’esponente del Forum per la Pace, che secondo i giovani i conflitti bellici siano causati soprattutto da diseguaglianze economiche e sociali (con le potenze mondiali in cerca di materie prime e di fonti energetiche), mentre poco rilevante è considerato il fattore migratorio e di convivenza multiculturale. Inoltre, il 58% degli intervistati ritiene che l’Italia oggi sia un paese in pace e indica come minacce principali la corruzione e l’incapacità dello Stato di far rispettare le leggi. Importante anche la differenza di genere apparsa dai risultati dell’indagine con le donne, mediamente, più disponibili alla pace: “un dato che non è troppo sorprendente – ha commentato Bazzanella – perché esse solitamente sono più espressive e positive nelle relazioni con gli altri. Sono rimasta colpita, invece, dal fatto che solo il 49% degli studenti pensi che la guerra sia sempre sbagliata, statistica che dimostra la consapevolezza e razionalità degli intervistati ed è sintomo di una grande potenzialità educativa su cui poter lavorare”.