MEDIA ED ETICA, TRA “CONSUM-ATTORI” E PRODUTTORI

MEDIA ED ETICA, TRA “CONSUM-ATTORI” E PRODUTTORI

Capire come usare i media digitali, per vivere meglio, per coltivare la speranza nel web, per esercitare la carità e la giustizia. E’ stato questo il cuore dell’incontro di stamattina, a Palazzo Fedrigotti nell’ambito del Festival Educa, promosso da Iprase, che ha visto dialogare Giampaolo Pedrotti, capo ufficio stampa della Provincia autonoma di Trento, e Pier Cesare Rivoltella, professore alla Cattolica di Milano dove ha fondato il Cremit – Centro di Ricerca per l’Educazione ai Media, all’Informazione e alla Tecnologia, nonché presidente di Sirem – Società italiana di Ricerca sull’Educazione Mediale.
Si è trattato di un incontro che in qualche modo ha tracciato le conclusioni del percorso on line “Virtualmente” del Cremit, al quale hanno partecipato alcuni docenti trentini su invito di Iprase, rivolto alla formazione dei cittadini digitali. Rivoltella è partito dalla nuova definizione del consumatore, che ormai è diventato un “consum-attore”, ovvero un utente attivo, abituato a creare contenuti, a dialogare, a partecipare.

“L’accesso allo spazio pubblico – ha spiegato Rivoltella – è diretto, perché ce lo consentono i social media e i consumatori sono diventati anche produttori”. Ma l’essere tutti connessi sempre, pone numerose problematiche: “In questo conteso l’etica è fondamentale. Un qualsiasi ragazzino di otto anni con un cellulare di ultima generazione può mettere on line un contenuto video su YouTube, un canale televisivo a tutti gli effetti”. Un altro esempio? “Twitter consente di avere notizie da Paesi e contesti altrimenti difficili da raggiungere, ma dobbiamo sempre preoccuparci del fatto che chi sta dando copertura a quegli eventi non è un professionista e quindi non ha quelle competenze, quelle attenzioni deontologiche che, diversamente, un giornalista è tenuto ad avere”. Etica, quindi, e informazione corretta, ma anche educazione ai media che, in Italia, è molti passi più indietro rispetto agli altri Paesi dell’Unione Europea: “Non parlo della scuola digitale dove invece si sta portando avanti un percorso importante – sono le conclusioni – parlo di ‘media education’.”

Sullo stesso filo di pensiero Giampaolo Pedrotti che, dopo aver brevemente tracciato la storia di internet, ha spiegato come, anche in Trentino, l’attenzione ai social media sia elevata, con oltre il 60% dei trentini che utilizzano Facebook. Nella scaletta di utilizzo, al primo posto c’è WhatsApp, quindi YouTube, poi Instragram e solo dopo Twitter: “I giovani – ha commentato Pedrotti – si stanno smarcando dai social tradizionali e si indirizzano verso altri che non conosciamo neppure, eppure Facebook continua ad avere il suo appeal, perché il consumismo ne ha semplificato l’utilizzo allargando a fasce di età più elevate. C’è un mercato in espansione, in questo senso, non sui nativi digitali, ma su altre persone che si pensava non lo avrebbero mai utilizzato”.

“La facilità d’uso delle tecnologie – sono state le conclusioni di Rivoltella – è oggi uno dei problemi principali. Con la democratizzazione e la grande diffusione vi è la possibilità per chiunque di avere accesso, ma si confonde l’uso facile con il governo.

In questa giungla dell’informazione, ha aggiunto Pedrotti, per difendersi vi sono però alcune parole chiave da trasmettere alle giovani generazioni, per insegnare loro come “galleggiare nel web”, ovvero etica, rispetto, educazione.

Virtualmente

Il percorso formativo “Virtualmente” ha toccato una serie di temi riguardanti l’etica dei nuovi media e la cittadinanza responsabile. Cosa significa essere prudenti nel Web? E come si puo’ coltivare la speranza? Come si può vivere la carità negli ambienti digitali? Domande come queste fanno da guida a un percorso di analisi che è partito dall’esatta comprensione della singola virtù, ne ha studiato le implicazioni dentro la società dell’informazione, ne ha valutato le conseguenze sul piano educativo. Questi i moduli: Prudenza ovvero “Con chi parlo? Cosa posto?”, Giustizia perché “La parola fa uguali. Il problema dell’accesso”, Fortezza e dunque “Il coraggio di essere web-attivi”, Temperanza ovvero “La comunicazione responsabile. Flaming, stalking, cyber harassement”, Fede perché “Fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio?”, quindi Speranza per “Vivere al futuro. Lavoro, professioni, scelte di vita”, infine Carità per avere “Ospitalità e solidarietà nel Web”. I partecipanti al corso sono stati invitati a sottoscrivere l’honor code, per essere autori digitali responsabili.

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