IL LAVORO TRA DESIDERIO E CONFLITTO

IL LAVORO TRA DESIDERIO E CONFLITTO

È stato il lavoro, o meglio l’assenza di lavoro, il protagonista dell’incontro che ha visto Massimo Cirri, conduttore della trasmissione di Radio 2 Caterpillar, dialogare col presidente dell’associazione Ricrea, Martino Orler, e Claudio Tagliabue, cofondatore di Trentino Social Tank.
Il dibattito si è focalizzato sulla storia degli impiegati della Agile Ex Eutelia, storia che Cirri ha raccontato anche nel suo libro edito da Feltrinelli, “Il tempo senza lavoro”. È la vicenda di un gruppo di circa 400 persone, assunti da molti anni come informatici altamente qualificati nella sede milanese dell’azienda. Dopo un periodo di grande incertezza, con continue ristrutturazioni e passaggi di proprietà, i lavoratori hanno assistito impotenti all’inarrestabile scivolamento della loro azienda verso la bancarotta, ritrovandosi così in cassa integrazione. «Si è trattato, innanzitutto, di un fallimento lavorativo, che però è coinciso con un fallimento esistenziale molto più profondo», ha affermato Cirri. Gli impiegati hanno occupato la loro fabbrica, e inizialmente hanno vissuto questa stagione di lotta con grande entusiasmo. Ben presto, però, l’inattività forzata si è trasformata in apatia, provocando un disagio diffuso che spesso si esprimeva in forme molto preoccupanti. «È stato merito del sindacato – ha riconosciuto Cirri – l’aver saputo intercettare questo disagio, dando vita ad un’intelligente forma di aggregazione. Le assemblee sindacali si sono infatti trasformate in gruppi di auto aiuto, necessari, se non a ridonare a quei lavoratori un’occupazione stabile, quantomeno a rimanere umani».
Perché raccontare storie come queste? Cirri è stato chiaro nel dire che, proprio nel condividere esperienze dolorose ma comunque piene di impegno e determinazione, si può diffondere una sorta di educazione alla resilienza a tutti i tipi di insuccesso dal punto di vista occupazionale.
Nella fase finale del dibattito, si è parlato dell’importanza che riveste il lavoro svolto da ognuno di noi nella definizione della nostra identità. Molto spesso, infatti, anche attraverso processi non pienamente consapevoli, si finisce con l’essere il lavoro che si fa. E tutto ciò può portare a dimenticare gli aspetti che, al di fuori delle nostre realizzazioni in campo occupazionale, danno valore alla nostra vita. «Non è un caso che anche la nostra Costituzione, e proprio nella sua frase iniziale, individui nel lavoro le fondamenta della nostra Repubblica. È un’affermazione senz’altro preziosa – ha spiegato Cirri – ma che talvolta contribuisce a concepire il lavoro come un valore forse troppo stringente».
Infine, Cirri ha voluto ricordare la figura di Adriano Olivetti, un imprenditore che ha saputo coniugare, come nessun altro, le esigenze aziendali più strettamente economiche con quelle legate ai bisogni sociali ed esistenziali dei lavoratori. «Olivetti resta un modello anche perché ci insegna – ha concluso Cirri – che il successo di un’azienda si fonda sullo sviluppo di idee nuove e coraggiose, e non sull’illusione di una crescita infinita perseguita coi soliti metodi, ormai insostenibili». Traggono ispirazione da Adriano Olivetti i due giovani cooperatori che hanno dialogato con Cirri. Seppur riconoscendo che il lavoro oggi è diventato il terreno di desideri frustati, delle identità da (ri)costruire e dei conflitti personali e sociali, Orler e Tagliabue sono impegnati a creare opportunità di lavoro anche per altri provando a mostrare che esistono strade illuminate anche se forse in mondo ancora soffuso.