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Programma 2011

Educare nell’incertezza
“Ma lo sai zia perché Gesù ha fatto l’ultima cena? Lui lo sapeva che doveva morire e allora si è detto: ma va là che passo una sera con tutti gli amici per salutarci!”
 
Quando una mia amica mi ha raccontato questo piccolo aneddoto di suo nipote Alessandro di sette anni, prima sono scoppiato in una fragorosa risata, poi ci ho riflettuto. Alessandro mi aveva spiazzato come spesso fanno i miei figli quando mi descrivono le cose da prospettive diverse dalle mie. Quelle di Alessandro erano parole di grandissima spiritualità: ha raffigurato la morte, dentro la sua riflessione, come un evento naturale. Ha immaginato che il modo migliore per affrontare la più grande certezza dell’uomo (dover morire), al contempo fonte delle sue peggiori incertezze e resistenze difensive, fosse la convivialità. Naturalezza e convivialità insieme a leggerezza e desiderio, creatività e ironia sono gli elementi che fanno da filigrana al programma di Educa 2011, punto di partenza per il viaggio di un intero anno dedicato a Educare nell’incertezza. Ho condiviso con gli altri membri del Comitato Promotore la necessità che questa dimensione, esistenziale e contestuale, vada svelata e riconosciuta nelle sue diverse sfaccettature, cambiando continuamente il punto di osservazione, con l’anima del viandante disposto a stupirsi e a scoprire cose nuove lungo il percorso.
Abbiamo pensato che si debba attraversare l’incertezza immaginandola da un lato come viatico educativo verso la nostra identità più profonda (la leggerezza dell’anima), dall’altro come sfida all’essenzialità (discernere con capacità e cuore l’indispensabile), dall’altro ancora come spinta verso nuovi orizzonti, fatti di piccole scelte consapevoli e di sicurezze nei propri mezzi soprattutto interiori. Educa si propone perciò come percorso per cercare la sapienza, più che la conoscenza: un viaggio di scoperta che richiede di fare spazio, darsi il tempo. Fare spazio dentro di noi e tra le cose. Percorrere quel deserto, immagine emblematica dell’incertezza, che i maestri hanno insegnato essere luogo fecondo perché vuoto e abilitante l’incontro con sé stessi. Disorientarsi almeno un po’ per non rischiare di percorrere solo le strade più vicine, già note e praticate, ma sperimentare piste nuove. Per darsi e dare tempo il Comitato ha lavorato anche sulla struttura di Educa, pensando sia all’oggi che in prospettiva. E così abbiamo creato le condizioni (la durata biennale del tema, i percorsi all’interno del programma, i laboratori annuali) perché ci si allontani sempre più dal modello dell’educazione come evento, per entrare con coraggio in quello del percorso duraturo. Continueremo ad incontrarci, come genitori, giovani, insegnanti ed educatori, nei “laboratori dell’educare” che attraverseranno l’Italia e ci ritroveremo a Rovereto nel 2012 di nuovo insieme a condividere, scambiare, crescere, scoprire, desiderare.
 
 Michele Odorizzi
presidente EDUCA
 

PAROLE
seminari, dialoghi, incontri con gli autori, sessioni formative

AZIONI
giochi, laboratori creativi per bambini, ragazzi, adulti e famiglie

EMOZIONI
spettacoli, musica, teatro, cinema, danza

RELATORI
dalla A alla M
dalla N alla Z

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