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Dizionario dell'Incertezza

Un dizionario che offre stimoli per orientarsi in un momento in cui tutto appare in crisi. Il termine incertezza infatti può avere una molteplicità di significati: può assumere i connotati negativi della precarietà del mondo del lavoro; può sintetizzare i dubbi rispetto a un futuro ipotecato dagli spettri di una bancarotta economica globale. 'Incertezza' può evocare anche alla fragilità dell'anima di un adolescente in piena fase di passaggio dall'infanzia al mondo adulto. Ma incertezza può suggerire anche una sfida, in cui l'ingegno umano, soprattutto dei giovani, può cogliere opportunità e possibilità inedite; può essere l'ambiente in cui forgiare capacità creative, caratteristiche peculiari o nel quale possono emergere energie insospettate.
Una definizione al giorno proposta da esperti, educatori, psicologi e psicoterapeuti che saranno ospiti a Educa a Rovereto dal 23 al 25 settembre 2011.
 
Sulla pagina Facebook di Educa "Se dico INCERTEZZA, cosa ti viene in mente?", vieni a dire la tua!
 

ADOLESCENTI

di ANNA OLIVERIO FERRARIS
Psicologa psicoterapeuta
 
L’adolescenza è una condizione di incertezza, di passaggio dall'infanzia al mondo adulto.  Gli adolescenti sono in una terra di mezzo, in un'età di cambiamenti: cambia il corpo, il tipo di pensiero, di analisi della realtà; cambia il tipo di emozioni e la sessualità irrompe in maniera evidente. Tutto si modifica anche verso l'esterno, nel rapporto con i genitori, con i coetanei, con la società.
Gli adolescenti vogliono trovare la loro identità, svincolarsi dai genitori e soprattutto strutturare un progetto di vita ma si scontrano con l’incertezza della società e degli adulti stessi.
Questi cambiamenti concomitanti creano uno stato fluido, di incertezza tale che gli adolescenti rischiano lo stress, l'ansia e l'angoscia. Quelli della mia età, ad esempio, sapevano che avrebbero trovato un'occupazione duratura e spesso soddisfacente. Oggi i giovani non hanno questo tipo di tranquillità, devono essere molto dinamici, pronti a viaggiare, disponibili e sapere organizzarsi molto bene.

BAMBINI

di SILVIA CAVALLORO
Federazione provinciale scuole materne
 
Leggerezza, perché sanno stare nelle situazioni con entusiasmo, con gioia, anche con fiducia perché tendenzialmente si fidano e si affidano. Affrontano ciò che sta loro attorno con curiosità, con voglia di esplorare e di capire. E dall'altro canto richiamano la profondità perché hanno sempre la capacità di sapere leggere la realtà anche con canali diversi da quelli degli adulti, che spesso sono uniformati. Il loro punto di vista è più ricco, articolato e profondo di quanto magari i "grandi" non sappiano cogliere. Poi gli adulti hanno ovviamente più strumenti per leggere ciò che ci circonda, mezzi fondamentali per aiutare i bambini nel processo di comprensione. A volte i bambini costringono gli adulti a ritornare in qualche modo al senso delle cose che fanno, che fanno forse anche bene ma riguardo alle quali, magari, hanno perso energia e forza rispetto alle motivazioni. Il bambino porta necessariamente gli adulti a interrogarsi sulle radici e sull'essenza della vita, li costringe a dare a se stessi delle ragioni e a darle anche a loro.

CREATIVITA'

di UGO MORELLI
Professore di Psicologia del lavoro e delle organizzazioni, Università di Bergamo
 
Creatività. Si tratta di un’esperienza tipicamente umana, di un processo di composizione e ricomposizione continua e almeno in parte originale, di repertori disponibili. Tutto quello che c’è e che creiamo è frutto di una composizione di quello che c’era. Noi possiamo creare l’inedito, concepire quello che ancora non c’è o nominare le cose in loro assenza. Attraverso processi simbolici inventiamo l' "ircocervo" o la "sirena": sappiamo che queste realtà non esistono ma sappiamo crearle. C'è da chiedersi allora perché siamo così propensi al conformismo e alla consuetudine, perché usiamo poco e così male la competenza creativa. E qui c'entra il titolo di Educa 2011 "Educare nell’incertezza", c'entra infatti l’educazione che abbiamo avuto: a scuola spesso ci è stata proposta una sola storia o una sola geometria, senza spiegare che ci sono molte letture della storia o molte teorie geometriche. Si è puntato a istruire più che a educare. E così si è creato conformismo. Se vuoi la creatività devi educare alla creatività.
 

DUBBIO

di GUSTAVO PIETROPOLLI CHARMET
Insegna Psicologia Dinamica all’Università di Milano. Presiede l’Istituto Minotauro e il Centro Aiuto alla Famiglia in crisi e al bambino maltrattato. È direttore della collana “Adolescenza, educazione, affetti” dell’editore Franco Angeli.
 
L'adolescenza si fonda sull'arte del dubitare. Dubitare delle favole che sono state raccontate nell'infanzia relative alle false certezze della cultura degli adulti. Dubitare che l'immagine di papà e mamma sia veritiera per aprire indagine su chi siano veramente e se siano attendibili. Dubitare dei valori trasmessi dai modelli educativi per arrivare alla fondazione con i coetanei di un nuovo statuto della vita. C'è quindi un dubbio positivo che mette in discussione l'infanzia e i suoi bisogni di sicurezza. Ci sono però anche dubbi insidiosi sul valore della propria persona, della propria identità, anche sessuale, sul significato della fatica scolastica. Il contesto attuale è purtroppo caratterizzato da un dubbio micidiale, sostenuto dalle malignità della gerontocrazia al potere, che il futuro esista. Quando i ragazzi invece raggiungono la certezza che il futuro è il tempo in cui si realizzerà pienamente il sé, in cui si svilupperà la capacità di amare e di lavorare, sciolgono i dubbi relativi al valore dell'impegno; non hanno più tempo per i dubbi perchè hanno fretta di realizzare la loro vocazione.

EDUCAZIONE

MICHELE ODORIZZI
Presidente di EDUCA
 
L'eduzione è passione per il futuro; è fiducia nell'uomo come singolo e come comunità. E' leva per costruire, in un presente così incerto, un domani in cui l'incertezza sia per tutti opportunità e non annientamento, possibilità e non emarginazione. Educare però non è un atto scontato; non può essere nè delegato, né assunto in esclusiva da un singolo individuo o da un'organizzazione. Se da un lato infatti, l'educazione implica intenzionalità, dall'altro è responsabilità collettiva. Dalla necessità di confrontarsi e condividere una visione che non si fermi al qui ed ora, ma comprenda l'orizzonte in un contesto plurale, è nata EDUCA. Genitori, insegnanti, educatori, più in generale tutti gli adulti nel loro vita quotidiana e professionale hanno bisogno e voglia - i numeri crescenti di adesione e partecipazione ad EDUCA lo dimostrano - di spazi di scambio. Accanto a loro, e con diritto di parola e azione, ci devono essere però i veri protagonisti dell'educazione: i giovani. Giovani che, attraversando l'incertezza, costruiscono la loro identità; cambiando se stessi cambiano il mondo.

FRAGILITA'

IVO LIZZOLA
Preside Facoltà di scienze della formazione dell’università di Bergamo
 
La nostra è una società paradossalmente fragile. Ciò dipende anche dal successo della biomedicina e dello stato sociale che ci fanno vivere molto più a lungo ma in condizioni prolungate di debolezza e di affidamento. È comunque anche il tempo in cui siamo più consapevoli della fragilità stessa come tratto che qualifica la nostra condizione umana che può permettere di fondare un equilibrio positivo tra le persone, perché le persone fragili si legano in un obbligo di cura reciproca mentre quelle forti si legano per contratto e convenienza o per un gioco di forza. Le persone fragili, quando impiegano una competenza, la umanizzano se sono consapevoli della loro fragilità. La competenza di un educatore o un operatore sociale che non è segnata dalla fragilità diventa una forma di possesso sull’altro; se invece l’assistente sociale o il medico sono convinti della fragilità della loro competenza saranno attenti a farne un terreno di prossimità con l’altro evitando forzature o accanimenti terapeutici. La libertà come la democrazia, se sono consapevoli della loro fragilità, sono capaci di farsi davvero responsabili e sollecite.

GRATUITA'

ROBERTO MANCINI
Professore ordinario di Filosofia Teoretica all'Università di Macerata
 
La gratuità nel suo primo significato indica la qualità di un modo d’essere, di sentire e di fare. Equivale alla generosità di chi dona o condivide, non solo per nulla in cambio, cioè nel disinteresse, senza tornaconto, ma soprattutto dona e condivide per l’altro e per il bene dell’altro. Spirito di gratuità vuol dire saper condividere senza pensare al proprio guadagno in ogni senso ma spinti dal valore riconosciuto alle persone e dal valore delle relazioni. La gratuità non è solo uno spirito o una qualità del modo di essere e agire delle persone ma è anche il tratto tipico dell’amore di Dio, che non procede secondo merito o colpa ma secondo un bene incondizionato. In ogni caso la gratuità non è un atto unilaterale ma è una qualità relazionale che alimenta la buona reciprocità nelle relazioni in quanto comporta il riconoscimento del valore di ognuno e non riduce nessuno al ruolo del donatore o del donatario. Perciò la gratuità è l’elemento vitale di ogni dinamica di libera reciprocità nei rapporti umani e anche nella relazione con Dio.
 
In collaborazione con il giornale "Il Trentino"
promuovono Consolida Provincia Autonoma di Trento Erikson Università di Trento Welfare Italia Luoghi per crescere Vita Animazione Sociale Comune di Rovereto
sostengono Cooperazione Trentina Banca di Credito Cooperativo                                Con il patrocinio del Comitato Italiano per l'UNICEF     Unicef Italiano
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