rovereto (tn) 23-26settembre 2010
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Tema 2009

Quando mesi fa raccontavo ai miei figli che a Educa avremmo parlato dei diritti dei bambini scritti nella Convenzione dell'ONU e di quante volte siano ancora violati, Federico mi ha chiesto: “allora parliamo dei bambini che muoiono in guerra?”, e Ellida “di quelli che abbiamo visto in TV?”. “Si, ma anche di voi. Di noi”. I miei bambini hanno 9 e 10 anni, ma non credo che le loro domande dipendano dall'età. Temo sia diffusa anche tra noi adulti la sensazione che queste “cose” ci riguardino, ma da lontano. Ci riguardano perché non possiamo ignorare e restare indifferenti di fronte ai milioni di bambini senza futuro: sfruttati dai signori della guerra e dalle organizzazioni criminali, costretti a lavorare, malnutriti e violentati.

Ma non possiamo circoscrivere questa responsabilità solo in una dimensione globale.

I diritti dei bambini e dei ragazzi, che 198 Stati al mondo hanno sottoscritto, ci riguardano tutti e in ogni scelta della vita quotidiana.

Ci riguardano come genitori.

Quando decidiamo cosa mangiare e cosa comperare, decidiamo anche dei loro diritti.

E la pretesa, magari inconsapevole, che i nostri figli siano i campioni della loro squadra o i migliori a scuola, non è una violazione?

E quando riempiamo il loro tempo di attività, o al contrario li “abbandoniamo” davanti alla tv, ai video giochi o al computer perché abbiamo altro da fare? O quando per proteggerli li ipercontrolliamo fino ad impedire loro di provare e di sbagliare?

Ma se la famiglia è la prima agenzia educativa, non è l'unica e non può neppure essere lasciata sola. L'educazione è responsabilità individuale e collettiva, comune e prossima, che si deve assumere ed esercitare nella scuola e nella politica, nelle cooperative, nei centri culturali e nelle associazioni. Quando si elaborano piani formativi, si progettano città, si costruiscono case, biblioteche, centri giochi e campi sportivi. Quando si realizzano programmi televisivi e spot pubblicitari, si scrivono canzoni e fanno film.

La Convenzione non può rimanere un documento astratto perché i principi quando non agiti, sono violati.

Vent'anni fa quella dichiarazione ha segnato una radicale trasformazione considerando i bambini non “oggetto di tutela”, bensì “soggetto di diritti” imponendo così un ripensamento sul piano pedagogico, sociale e legislativo. Una sorta di “rovesciamento” del punto di vista, della riflessione e dell'azione. Ecco allora che non possiamo pensare ai nostri ragazzi e al futuro senza di loro.
Con Educa vogliamo investire ulteriormente nel progetto educativo, inteso come azione intenzionale che sviluppi gli strumenti di libertà in capo alle persone, alle famiglie e alle comunità e assuma la responsabilità di esplicitare un'idea di futuro possibile che tutte le donne e gli uomini possano vivere e abitare. Questo è il dialogo di noi padri con i nostri figli, di noi adulti con i bambini.

Michele Odorizzi
Presidente comitato organizzatore

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