EDUCAZIONE LIQUIDA CON SERVIZI RIGIDI

EDUCAZIONE LIQUIDA CON SERVIZI RIGIDI

“L’educazione declinata nei servizi è diventata oggi un bene di mercato da comprare e vendere. Le pianificazioni sono rigide e miopi, incapaci di riconoscere i problemi e quindi risolverli”. Piergiorgio Reggio  insieme ad Ivo Lizzola, e Angelo Prandini, hanno discusso oggi di nuovi approcci e competenze educative nell’incontro, facilitato da Cristiano Conte ed organizzato dal Consorzio della cooperazione sociale Con.Solida  e la Fondazione Franco Demarchi, ANEP.

 

“L’educazione – specifica Reggio, pedagogista e docente presso l’Università cattolica di Milano e Brescia e presso l’Università di Trento – non ha il compito di fare emergere i problemi laddove non sono socialmente riconosciuti. Né leggi né economia né tecnicismi possono cogliere le situazioni contraddittorie. L’educazione deve infatti aprirsi all’ignoto, esplorare ed apprendere durante il proprio percorso, senza rifugiarsi in competenze o pratiche definite”.
Della stessa opinione Angelo Prandini, coordinatore della cooperativa la Bussola di Trento, convinto che il ruolo dell’educatore sia quello di creare ed allestire contesti, dove siano definiti solo alcuni ingredienti, ma nei quali accettare l’imprevedibilità delle situazioni e maturare la capacità di rimodellarsi. “L’educatore – riferisce – dovrebbe rifiutare la pianificazione rigida, essere leggero senza essere superficiale, veloce senza avere fretta. Dovrebbe essere erba di montagna, resistente ma flessibile, capace di uscire dalla logica delle competenze e dei tecnicismi, ma in grado di leggere le tendenze e di riconoscere i fenomeni nascenti.
La tecnica fallisce quando diventa risposta a tutto, come quando per aiutare un bambino che ha problemi di apprendimento, lo si carica di compiti, facendo così diventare della soluzione il problema”.
“Una relazione educativa – prosegue Lizzola, docente di pedagogia sociale e pedagogia della marginalità presso l’Università degli studi di Bergamo –  non è comoda e fa un po’ male. Però è dalla ferita che nasce sensibilità e attenzione. Fragilità, offese, conflitti, ma anche desideri ed aspirazioni hanno bisogno di ampi spazi nei quali riconoscersi, ridescriversi e riposizionarsi. E’ quindi necessario aprire luoghi di convivenza, di lavoro, di cura dell’ambiente dove poter leggere i fenomeni sociali, identificarli e renderli evidenti. Spesso i problemi non possono essere risolti, ma comunque ridisegnati in forme diverse e più ammissibili di convivenza.”
Nella ricerca appassionata delle condizioni per educare oggi, viene condivisa quindi dagli esperti  la critica ad una pedagogia delle competenze e dei tecnicismi per valorizzare una dimenticata pedagogia valoriale, flessibile e liquida.

0 Commenti

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*