EDUCAZIONE E DIGITALE: serve un nuovo approccio culturale

EDUCAZIONE E DIGITALE: serve un nuovo approccio culturale

L’innovazione tecnologica, ma non solo quella, pone oggi la scuola di fronte ad una grande sfida per continuare ad essere capace di accompagnare le nuove generazioni alla vita e al lavoro. I nuovi strumenti aprono inedite opportunità, ma serve un pensiero di lungo periodo basato sull’integrazione e sul riconoscimento e il rispetto dei ruoli. Nel confronto tra ospiti nazionali come Alessandro Laterza e i professori Francesco Profumo e Piero Dominici, quella trentina emerge come un modello di qualità
“La scuola ha nel suo DNA la capacità di evolversi in maniera contestuale alle tecnologie? Io credo proprio di sì. Penso che la scuola riesca ad adattarsi, anche se c’è una variabile che spiazza tutti: i ragazzi.” Così Livia Ferrario, dirigente del Dipartimento della Conoscenza della Provincia autonoma di Trento ha aperto oggi a EDUCA il seminario “Educazione e digitale, un nuovo approccio culturale” organizzato dal Comitato promotore di Educa in collaborazione con il Festival dell’Economia.
Pierangelo Giovanetti, direttore del quotidiano L’Adige che ha moderato l’incontro, ha chiesto ai relatori se oggi la scuola non sia abbagliata dall’entusiasmo rispetto alle tecnologie con il rischio di perdere la sua missione principale, ovvero sviluppare personalità critiche, adulte, mature.
Il primo a rispondere è stato Francesco Profumo, presidente di Fondazione Bruno Kessler secondo il quale la qualità dell’educazione trentina è sotto gli occhi di tutti e che lo sforzo da fare sia semmai è quello di essere aperti al confronto con altre realtà.
“La qualità della scuola trentina è alta – ha confermato Giovanetti – , a volte mi chiedo se gli insegnanti ne siano consapevoli”. “Siamo diventando ipercritici verso la scuola – ha affermato Alessandro Laterza amministratore delegato dell’omonima casa editrice. C’è una rottura della relazione con docenti e dirigenti; questa presupporrebbe rispetto e riconoscimento dei ruoli, non solo da parte dei ragazzi, ma anche da parte delle famiglie. C’è invece una regressione del rapporto con la scuola vissuto come da clienti verso un fornitore”.
Esiste secondo Piero Dominici, professore dell’Università di Perugia, il rischio di una delega in bianco alle tecnologie: “Assistiamo a una crescita esponenziale delle connessioni cui non corrisponde un aumento delle opportunità di comunicazione intesa non come mera trasmissione di dati, ma come costruzione della conoscenza. Oggi si sente parlare di educazione digitale e non di educazione e digitale. La cesura tra le due parole è utile”. Manca nel nostro Paese, secondo Dominici, un pensiero sul lungo periodo: “siamo molto bravi a gestire le emergenze, ma facciamo fatica a costruire cultura della responsabilità e della sicurezza.”
Come editore Laterza è stato sollecitato sulla questione ebook: “Non presenta nessuna significativa differenza rispetto a un libro di carta che è più maneggevole. Se all’inizio era conveniente per il prezzo oggi non si riconosce quale sia il vantaggio. A scuola dal punto di vista digitale è successo molto poco. Ad un certo punto, d’ufficio si è deciso che doveva esserci questo libro scolastico digitale. La spinta era di carattere politico; si voleva alleggerire il peso dei libri e renderli meno costosi”.

Laterza si è poi soffermato sull’alternanza scuola lavoro: “Sono convinto che si sia fatta dell’ideologia per spingere uno strumento di per sé positivo. È un modo per i ragazzi di iniziare a prendere le misure con la vita e che ci siano buone occasioni è fuori discussione, ma non sempre questo riesce. Quindi è un bene, ma non in assoluto; è terribile quando diventa un adempimento”.

0 Commenti

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*